Nell’ottica di standardizzare il processo BIM già all’indomani della direttiva europea EUPPD (European Union Public Procurement Directive), emanata il 26/02/2014 - la quale prescriveva che gli allora 28 Stati membri europei possono incoraggiare, specificare o imporre l’utilizzo del BIM per gli appalti nel settore delle costruzioni, finanziati con fondi pubblici nell’Unione europea a partire dal 2016 - si costituì il BIM Task group.

 

norma uni en iso 1Tale gruppo formato da tecnici ed esperti di politiche economiche provenienti dai vari stati europei, fondato contestualmente per attendere gli obiettivi della suddetta direttiva, ha lavorato per standardizzare procedure e metodologie in modo da poter uniformare tutto il mercato comunitario delle costruzioni. Quest’ultimo in particolare ha aggiornato, attraverso i canali ufficiali e la periodica documentazione, procedure maggiormente adattabili alle realtà disomogenee dei vari Paesi membri. Al tempo stesso però gran parte del lavoro lo hanno svolto le commissioni BIM di ciascun Paese europeo coinvolto, anch’esse venute fuori dalla stessa direttiva citata, emanando norme standardizzate sull’intero processo di gestione della commessa pubblica, a partire dalla progettazione, costruzione e gestione dell’opera con la metodologia BIM, fino alla realtà produttiva di ogni mercato. È bene ricordare che una norma standard o procedura standardizzata è quell’insieme di requisiti, specifiche e linee guida di una data metodologia che si traduce in un documento costituito anche da più parti, emanate in tempi successivi, caratterizzato da schemi, tabelle, allegati, diagrammi e quanto necessario per fornire un metodo operativo.

Come noto il Paese (allora membro) più all’avanguardia in tal senso, per i suoi storici rapporti economici con gli USA, è stato la Gran Bretagna ed in ottemperanza ai livelli di maturazione del metodo BIM, aveva, già nel 2019, ritirato e sostituito con norme più aggiornate, le procedure PAS 1192-2 del 2013 3 (Public Available Specifications), legate alla modellazione BIM e quella più specificatamente dedicata al Facility Management, PAS 20192-3 del 2014, le quali hanno avuto un ruolo fondamentale nell’impostazione generale  delle procedure standardizzate di tutti gli altri paesi europei. Nel 2019 sono state perfezionate ed adottate le già presenti norme ISO 19650 part 1 e part 2, diventate però valide e pertanto tradotte in tutta la Comunità Europea.

Il vantaggio ad oggi è che anche l’Italia, all’indomani di una nuova riproposizione del Dlgs 560/2017 con il DM 312 del 2 Agosto 2021, emanato dunque da pochi giorni, rende ancor più circostanziata la progressiva adozione del BIM, proprio perché ora viene riportato un riferimento maggiore, non presente nel Dlgs 560. In particolare vengono citate espressamente le norme ISO 19650, tradotte pertanto in italiano a cura dell’ UNI, l’ente di normalizzazione italiana, e costituiscono un livello sovranazionale nel quale metodologicamente trovano spazio anche quelle nazionali - le UNI 11337 - in uso già  da alcuni anni.

  1. IL CONCETTO DI ASSETT INFORMATION MODEL

Già nella citata PAS 1192-3 del 2014 troviamo schematizzato il concetto di AIM (Asset Information Model – Modello Informativo del cespite immobile),
cioè il modello da cui ricavare le informazioni utili all’uso, gestione e manutenzione dell’immobile. Esso contiene informazioni circa le attrezzature presenti ed installate, flussi ed indici di affollamento del personale impiegato o presente, laddove si tratti di un edificio adibito ad attività lavorative, date di installazione e manutenzione delle suddette attrezzature, documenti ed informazione relative, programmazione dei cicli manutentivi e molto altro ancora.

Il PIM (Project Information Model - Modello Informativo della Commessa), schematizzato invece nella PAS 1192-2 del 2013, viene sviluppato lungo le diverse fasi fino a giungere alla fase di costruzione e consegna (B), quando si verifica di nuovo il travaso delle informazioni dal PIM all’AIM in vista della fase gestionale. Il PIM è pertanto il modello digitale federato da cui ricavare le informazioni utili alla progettazione, produzione e messa in opera dell’immobile e contiene dati dimensionali, quantitativi e specifiche tecniche. Alla PAS 1192-3 appartengono inoltre anche altre terminologie ed acronimi come OIR (Organizational Information Requirement - Modello organizzativo dell’organizzazione), AIR (Asset Informations requirements - requisiti delle informazioni relativi al cespite edificio), in un preciso rapporto di scambio e successione sequenziale organizzativa. Questi concetti permangono e vengono ulteriormente sviluppati e riorganizzati nelle ISO 19650 offrendo pero un quadro più completo ed integrato tra modellazione ex novo e BIM.

L’Asset Information Model infatti era già dato nella PAS 1192-3, durante la fase di Handover, cioè la gestione degli «n» elementi che lo caratterizzano, ed è ovviamente un modello teorico che contempla la casistica di intervento più disparata.

Esso elenca gli N punti alla base di tale fase:norma uni en iso 2

  • “N” Inherit asset: le “N” risorse esistenti o ereditate
  • “N” Maintenance: le “N” operazioni di manutenzioni
  • “N” Transfer ownership: gli “N” passaggi di proprietà
  • “N” Minor works: gli “N” piccoli interventi manutentivi
  • “N” Major works: le “N” grandi manutenzioni

Il vecchio schema di commessa si presentava dunque secondo una sequenza di fasi che dalla progettazione e costruzione del modello, demarcata dall’handover, passava alla gestione della costruzione. La prima parte di questa attività è regolamentato da un insieme di documenti che costituisce l’Organizational Information Requirements (OIR), cioè l’individuazione delle informazioni che occorrono per poter perseguire i vari obiettivi progettuali.

I Requisiti Informativi del Bene (Asset Information Requirement – AIR), erano invece nello schema collocato subito al di sotto dell’OIR. Tali informazioni devono essere disponibili all’interno del Modello Digitale Informativo del Bene (Asset Information Model – AIM). Il veicolo di informazioni per l’AIM è il Project Information Model (PIM), il modello digitale della costruzione, che viene sviluppato durante le fasi di progettazione e realizzazione della costruzione, quindi competenza della PAS 1192-2.

norma uni en iso 3Per usare una terminologia vista nella normativa britannica, si è trattato di costruire l’AIM, individuando tutti i parametri condivisi che strategicamente consentivano di attribuire e quindi tracciare i dati manutentivi per effettuarne la gestione. Ad esempio nel tipo di modello predisposto gli asset sono raggruppati per categorie - app igienici, antincendio, corpi illuminanti, arredi - in modo da poterne individuare il manutentore come attributo all’asset a cui segnalare l’eventuale guasto. Ad ogni oggetto è stata attribuito come parametro condiviso il locale di ubicazione in modo da poter poi effettuare il tracciamento degli asset relativamente agli ambienti di posizionamento

Dunque tutti gli oggetti saranno accomunati per usare terminologie relative al BIM Authoring, da parametri condivisi ed elementi negli sheet ed abachi collegati poi alle basi dati. Ma il processo gestionale passa successivamente per piattaforme e basi dati in grado di gestire ovviamente non solo attributi del singolo edificio ma informazioni comuni di tipo patrimoniale, e quindi inerenti a una moltitudine di edifici, anche di caratteristiche differenti. 

 

2. LA ISO 19650 PART 1: DISTINZIONE NETTA TRA FASI ED ELABORATI

L’evoluzione delle due PAS citate sono riportate nella parte 1 della norma ISO 19650 il cui titolo generale è Organizzazione delle informazioni sui lavori di costruzione – Gestione delle informazioni nell’uso del BIM. In particolare essa è appunto divisa in parte 1: Concetti e Principi e parte 2: Fase di consegna dei cespiti Immobili.

Per chi si occupa di Facility Management è già interessante notare come nel modello riproposto l’Asset Information Model è dato nella fase di handover, cioè appunto di gestione successiva alla costruzione dell’opera. Si parla quindi di gestione dagli eventi scatenanti pianificati e non pianificati, che possono riguardare la fase di progettazione ed esecuzione e quindi essere riportati nei requisiti del organizzazione PIR, oppure riguardare la fase di gestione e quindi essere riportati nell’ OIR (che nel linguaggio del FM si traduce appunto in guasti programmati e non programmati).

norma uni en iso 4Di particolare interesse è inoltre la definizione del concetto di AIR (Asset Information Requirements – Requisiti Informativi del cespite immobile), il quale si traduce in un documento specifico che definisce gli aspetti gestionali e tecnici del cespite immobile, quindi i metodi, le procedure, etc., che in Italia viene chiamato Informazioni di base per la redazione del Piano di Manutenzione. La procedura prevede ad esempio la redazione di una serie di AIR che appunto costituiscono il corpo di un unico insieme coerente e coordinato di requisiti informativi.                       
Una volta definita la natura ed i contenuti dell’incarico, approfonditi e schematizzati nella parte 2 della ISO 19650, l’AIR verrà integrato con la documentazione che verrà prodotta in merito.

Come si vede nella ISO 19650 il rapporto tra i differenti concetti già espressi - AIR, OIR, AIM PIM etc. -, che si traducono in veri e propri documenti di commessa, viene sistematizzato innorma uni en iso 5 sottosezioni con specifiche fasi di approfondimento. Da notare come l’acronimo EIR, storicamente noto come Employer Information Requirements, corrispondente al nostro Capitolato Informativo  nella ISO 19650, indica i requirements di  scambio delle informazioni  che passano per il formato di files, set di documenti, pianificazione delle verifiche sul modello, non propriamente il documento a base di gara in uso nel mondo anglosassone anche in epoca pre BIM.

  1. CONCLUSIONI

Con le Norme ISO 19650 si assiste ad un riallineamento ed a una internazionalizzazione della metodologia BIM, in cui un comune insieme di procedure, valide cioè in tutti i Paesi europei, ricorda che nell’interesse dei governi c’è l’aspetto manutentivo del patrimonio pubblico perseguito sia nella realizzazione del nuovo, quindi realizzato con metodi digitali, per creare fin dall’ inizio i requisiti informativi, quelli che poi serviranno in fase di costruzione per il controllo della spesa e delle  risorse, ma soprattutto del patrimonio edilizio esistente, in cui l’obiettivo, è quello di censire gli asset del costruito, in occasione di importanti interventi di recupero per poi avere l’AIM generale di ogni edificio, che permetta una complessiva gestione  patrimoniale ad esempio degli immobili di Stato e di conseguenza quelli costituenti il patrimonio di altre grandi realtà anche private in cui lo scambio delle informazioni è fondamentale.

Arch. Luca Talucci - BIM Expert

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